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giovedì 17 settembre 2015

Zona Porta Garibaldi - Quel rudere dietro al palazzo

Pochissimi l'avranno notato, ma in Corso Garibaldi al civico 81 di Corso Garibaldi, nel cortile, si celano dei ruderi di un'antico oratorio. Il rudere lo si può scorgere dall'apertura che si è formata nel dopoguerra tra il palazzo eclettico (numero 81) del corso e il palazzo costruito negli anni Cinquanta (numero 79) dopo le ricostruzioni belliche.

Ricordiamo che, Corso Garibaldi doveva essere allargato secondo un piano regolatore ideato negli anni Trenta, ma che tale progetto venne attuato solo fino agli anni Sessanta, lasciandoci la famosa dentellatura di palazzi arretrati e non in linea che ora si possono vedere per l'intero percorso di Corso Garibaldi. Come dicevamo, tra i due palazzi prima menzionati, si trova un "cancello" in legno che cela un rudere ricoperto da rampicanti.

Si tratta di quel che rimane di una chiesetta seicentesca dedicata a Santa Febronia. L'oratorio venne eretto nel 1644 per volere del sacerdote Francesco Maria Grasso, sotto l'assenso dell'arcivescovo Cesare Monti affinché venissero ricoverate e recuperate fanciulle orfane o figlie di prostitute prima che queste venissero condotte sulla cattiva strada come spesso accadeva all'epoca. Così in un palazzo lungo il corso venne istituito questo luogo pio per le ragazze povere e le “zitelle, quali sono in evidente pericolo di perdere la loro pudicizia” con annessa chiesa. Venne loro imposto d'indossare l’abito religioso di Sant'Orsola con l’osservanza della Regola di Santa Chiara. Nel 1784 oratorio e conservatorio vennero soppressi e le ragazze confluirono alle Stelline.

La chiesa prese il nome dalla martire cristiana orfana all’età di due anni, che visse in una comunità ascetica nella terra di Siria (a Nisibis, odierna Nusaybin). Il suo martirio, sotto Diocleziano (25 giugno del 305), viene ricordato come uno dei più cruenti.

La chiesetta seicentesca non era di grande valore architettonico, presentava un'aula unica suddivisa in due settori da un arco, l'altare principale opposto all'entrata, del quale si vede ancora il profilo della cornice che incorniciava una tela, e la navata con alle pareti, da un lato, tre altari e dall'altro lato tre finestre. Delle opere d'arte al suo interno non siamo riuscii a trovare nulla al momento, sicuramente di poco valore e disperse nel mercato dell'antiquariato o trasportate in qualche altra chiesa, come avveniva spesso.

Sicuramente utilizzato come magazzino fino alla seconda guerra mondiale, ora pare completamente abbandonato. Ci chiediamo come mai questo rudere sia rimasto ancora in piedi (visto anche lo scarso valore) e come mai nessuno lo trasformi in qualcosa (sala espositiva, bar, ristorante) conservandone le pareti così come sono, prima che crolli definitivamente. 

Alcune foto sono nostre, altre di Stefano Gusmeroli per MilanoFoto.it













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