Visualizzazione post con etichetta Zona Forze Armate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Zona Forze Armate. Mostra tutti i post

mercoledì 25 marzo 2015

Zona Quarto Cagnino - Via Cenni, l'eco-villaggio in legno

Ai bordi della città, o meglio, in una zona ancora abbastanza selvaggia a causa della presenza ingombrante della caserma di Piazzale Giuseppe Perrucchetti con la sua enorme piazza d'armi oramai pronta anch'essa ad essere trasformata si trova il complesso di alloggi economicamente accessibili o Housing Sociale come si usa dire oggi.
Nel 2014 sono state consegnate le case di Housing Sociale costruite tra le vie Cenni, Gabetti e Domokos, a due passi dalla via Novara.
La caratteristica di queste case sta nel fatto che sono state realizzate in usando il legno per le strutture portanti, una vera rarità in Italia, più comune all'estero. Le strutture sono state arricchite anche da spazi comuni per adulti e bambini, dagli orti pensili al campo di basket con gradinate e dai giardini officinali.
Gli edifici del distretto Cenni sono progettati in classe energetica A (la classe energetica più grande). Le ottime prestazioni, che consentono di stimare una riduzione del consumo del 70-80%, sono il risultato delle caratteristiche costruttive degli edifici, dei dispositivi ecologici adottate e degli impianti e macchinari utilizzati (pompe di calore alimentato da acque sotterranee) che ha permesso di combinare grande economia, un elevato comfort e, soprattutto, una identità sociale elevata delle persone che vi abitano.

Il contesto è alquanto strano, da un lato la via Novara, verso ovest l'enorme capannone del deposito diell'ATM e verso sud il grande spazio della piazza d'Armi in parte occupata dagli orti sociali e dall'ex campo rom che nel gennaio scorso è stato sgomberato. 

Dobbiamo dire che la via Gabetti comunque è bella e ben fatta e le case sono proprio belle. Il progetto è dell'architetto Fabrizio Rossi Prodi di Firenze.



























lunedì 31 marzo 2014

Milano - Che fine ha fatto il lunapark di Pisapia?



Scritto da Luca Chiappini

Nel febbraio 2013, alla presentazione del Salone del mobile tenutasi nella torre Unicredit, il sindaco Pisapia disse (come riporta Il Giorno): "Vorrei un luna park per Milano. Ci stiamo pensando e sarà non necessariamente in centro purché attraente e attrattivo".

Il tempo passa e non se n'è più parlato. Nonostante in molti abbiano attaccato questo piccolo sogno nel cassetto del sindaco, noi crediamo che il progetto possa rivestire una forte importanza. Pisapia infatti aveva detto: "Vedendo questi bellissimi palazzi ho pensato che ci manca un luogo di divertimento e di gioia". I palazzi di cui parla sono i nuovo grattacieli del Progetto Porta Nuova. Il sindaco ha ragione: ovviamente ci sono priorità più urgenti, ma l'idea di un parco giochi milanese non è affatto da escludere. Dal momento che Milano sta migliorando molto in qualità della vita, un parco giochi di una certa spettacolarità (attualmente il più vicino è a Segrate) può portare diversi benefici:

1. Più svago e divertimento in una città che, pur cambiando, in certe fette di cittadinanza ispira ancora freddezza ed eccessiva austerità

2. Più opportunità per bambini, famiglie e giovani

3. Un'opportunità in più per i weekend milanesi, un modo per contrastare la rituale fuga meneghina fuori città: in una giornata di sole un luna park può fare i miracoli. Basti vedere quanto richiamava quello in Parco Sempione (pur temporaneo, poco pubblicizzato e abbastanza nella norma)

4. Più gioia e più colore per una città che vuol mostrare quant'è infondato il pregiudizio sulla sua fredda anima nordica. In parole povere: non siamo solo operosità e industria, ma anche divertimento, colori, musica!

Brillante esempio era il luna-park delle Varesine (ma anche il Parco giochi al PalaLido nel 1930) in centro città e con montagne russe che godevano di affascinanti scorci sul Pirellone e sulla Torre Breda. Adesso che il parco giochi non esiste più, avendo fatto posto ai nuovi palazzi Varesine del masterplan di Hines Italia, andrebbe riconsiderato un nuovo luna-park in grande stile da qualche parte in città.

A mio avviso le possibilità sono tre:
1. Luna-park di modeste dimensioni ma con una caratterizzazione molto forte (in modo da non farlo somigliare ai tanti luna-park stagionali che si trovano nelle mete vacanziere): in questo caso, essendo la superficie non eccessiva, sarebbe auspicabile una sua destinazione abbastanza centrale. La nostra proposta è di sfruttare parte di superficie dell'ex-scalo ferroviario di Porta Romana. Immaginate che spettacolo!

Ex-Scalo Porta Romana
Oppure si potrebbe pensare a un collocamento nell'ex-scalo Farini o, ancor meglio, nella sezione nord-ovest della Bovisa, dove confina con Villapizzone, nella stessa area delle ex-cisterne tra via degli Ailanti, via Lambruschini, via Siccoli e via Porretta:


In questo caso il vantaggio sarebbe anche quello di rendere più colorata e visitabile un'area periferica spesso trascurata (zona Bovisa / Villapizzone) e sarebbe comunque molto ben collegata. Sulla stessa linea si potrebbe pensare all'area tra Bovisa e Ghisolfa:


2. Una vera, grande ruota panoramica (stile quella di Odaiba a Tokyo o la London Eye). Il vantaggio è che non occorre una superficie troppo estesa, quindi si può trovare una zona più centrale. Inoltre, con i grattacieli di nuova realizzazione e quelli ancora in costruzione, e con lo stupendo panorama che Milano offre, la ruota panoramica fa discutere sempre di più e riscuote consensi crescenti. Non a caso in questi giorni è stata installata una ruota temporanea di 18 metri in Piazza Gae Aulenti (foto e info: Corriere della sera), sponsorizzata da Perugina:

La ruota in Piazza Gae Aulenti - Foto: Corriere della sera
Naturalmente però noi ci riferiamo a un progetto più in grande, che guarda appunto ai colleghi internazionali: quella di Londra raggiunge i 135 metri di altezza, le due ruote di Tokyo arrivano a 115 metri ciascuna, a Mirabilandia si raggiungono i 92 metri. Una ruota panoramica con questi numeri e con il posizionamento corretto è un investimento importante e sicuro (anche perché attualmente a Milano l'unico luogo panoramico esistente è la Torre Branca in Parco Sempione), specialmente quando Expo richiamerà orde di turisti. Anche in questo caso vedremmo bene la zona degli ex-scali ferroviari (soprattutto l'ex-scalo Farini, in quanto posizione strategica per godere di buona vista sui nuovi grattacieli di Porta Nuova e quelli in costruzione a CityLife, e arrivando a gettare l'occhio dal Duomo fino a San Siro -e forse Expo), se non la stessa CityLife. Oppure, perché non rispolverare i vecchi esempi del Luna Park creato tra fine anni Venti e inizio anni Trenta a Lotto, tra il Lido di Milano e l'ex-Fiera? Tra l'altro quel "luna-park" pare assai affascinante, con la sua piccola laguna, l'imbarcadero, le montagne russe, la ruota e molte giostre. Considerati anche i lavori all'ex-PalaLido (per farlo rinascere come Pala AJ), perché non sfruttare il clima di generale recupero per pensare all'installazione di un parco giochi dal fascino retrò nell'area?




Il vantaggio è anche l'arrivo della nuova linea M5, che renderebbe il luogo un hub di trasporti privilegiato. Certo lo spazio non è molto, ma una ruota panoramica e due ottovolanti riescono ad entrarci. Magari lo spiazzo erboso attualmente inutilizzato vicino a M1 Inganni:
Area M1 Inganni
Lido di Milano e Pala AJ in costruzione (Lotto M1)
Lotto e San Siro
3. Un parco giochi di forte impatto, ma più distante dal centro cittadino. Perché un grande parco giochi sulla falsariga di Gardaland e Mirabilandia non può funzionare nelle immediate vicinanze di Milano?

Ma ve lo immaginate? Una Coney Island milanese!


Curiosità: guardate l'insegna!
Per stare più vicino a noi, non sentite sospiri di revival in salsa Varesine?



O in salsa Lido di Milano nel 1930 ?



lunedì 27 maggio 2013

Zona Arzaga - La bonifica Calchi Taeggi


Dal Corriere della Sera:

Bonifica Calchi Taeggi, tutti prosciolti

Il Gup di Milano, Gianfranco Criscione, ha prosciolto «perché il fatto non sussiste» 17 persone, accusate di non aver bonificato l'area Calchi Taeggi sull'ex cava di Geregnano, di quasi 300 mila metri quadrati, a Milano. Per tutti loro la Procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio per avvelenamento colposo delle acque, gestione di discarica non autorizzata, omessa bonifica e abuso d'ufficio: nell'area sarebbero stati stoccati circa 2 milioni di metri cubi di rifiuti tossici. Fra gli imputati c'erano anche due funzionari del Comune di Milano, tre dirigenti dell'Arpa, amministratori della proprietaria Acqua Marcia (la Società di Francesco Bellavista Caltagirone) e il «proprietario-committente-promotore del piano di intervento urbanistico», cioè Claudio De Albertis, presidente della Triennale di Milano.


In quella zona vicina alla metropolitana di Bisceglie, con delibera da parte del Comune di Milano del 2007 e autorizzazioni datate 2009, è stato realizzato un intero quartiere per 5mila abitanti. Secondo la ricostruzione dei Pm, Paola Pirotta e Alfredo Robledo, ai costruttori proprietari dell'area e alle Cooperative acquirenti sarebbero andati «ingiusti vantaggi patrimoniali» relativi alla costruzione delle residenze. Per i residenti l'accusa invocava «danni ambientali derivanti dall'inquinamento del sottosuolo con la presenza di sostanze quali l'arsenico, l'ammoniaca e il manganese nella falda acquifera». Tutte accuse oggi bocciate dal Gup.








Continuate a leggerci sul nostro blog

Troverete i nostri articoli sul blog.urbanfile.org