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martedì 13 gennaio 2015

Zona San Siro - Trent'anni fa la nevicata che distrusse il Palasport

A Milano nel lontano 1976 venne inaugurato un palazzetto dello sport. Una delle arene coperte più grandi al mondo, a pianta circolare e con profilo a doppia curvatura (a sella di cavallo) edificata a fianco dello stadio Giuseppe Meazza. L'impianto polifunzionale poteva accogliere fino a 18.000 spettatori per competizioni di atletica leggera e di ciclismo, oltre che manifestazioni e spettacoli di vario tipo come concerti e altro ancora, e fu anche l'arena casalinga della squadra di pallacanestro Olimpia Milano.

Il Palasport di San Siro

La sua forma era leggiadra e moderna, un vero orgoglio per Milano e forse anche per l'Italia intera. Ma il 13 Gennaio 1985 inizio la grande nevicata che ancora oggi molti si ricordano, infatti gran parte dell'Italia del nord fra il 13 e il 17 gennaio di quell'anno venne colpita da una delle nevicate più copiose mai avvenute, provocando grandi disagi, circa un metro di neve in pianura padana, compresa Milano.

Sotto la stessa nevicata crollarono decine e decine di capannoni e molte coperture metalliche in tutta la Lombardia e non solo, tra cui anche parte della pensilina di copertura degli spalti al velodromo Vigorelli di Milano.

Ma i danni peggiori li subì il nostro bellissimo Palasport. Infatti il 17 gennaio la tensostruttura fatta di cavi metallici che reggeva la copertura subì un'abbassamento di alcuni metri. La copertura, pur danneggiata, continuò a sopportare tutto il carico della neve valutata in circa 800 tonnellate, corrispondente ad una coltre di neve spessa dagli 80 ai 100 cm. Si trattava di una quantità inconsueta - infatti superava di gran lunga quella prevista dalle norme di legge per cui era stata dimensionata la copertura (ca. 60 cm) - ma che storicamente non era una novità per Milano.A causa dei pluviali ostruiti, a nulla valsero i tentativi di ridurre il carico gettando acqua calda sul tetto (che anzi ghiacciò aumentando il carico) e alzando la temperatura interna all'edificio. Due settimane dopo, il palasport sarebbe dovuto essere teatro del primo concerto degli U2 in Italia. L'evento fu quindi spostato in un rudimentale Teatro tenda che era in grado di ospitare a malapena metà dei possessori dei biglietti.

Dopo il disastro, il Palasport rimase per tre anni in completo abbandono, aggravando il deperimento della struttura. Nel frattempo venne costruita la tenso-struttura chiamata per anni "Palatrussardi" poi cambiando successivamente sponsor fino all'attuale nome di "PalaSharp". Purtroppo i responsabili dell'opera decisero la sua completa demolizione anziché la sua ricostruzione. Infatti speravano di costruire un nuovo palasport più grande e più capiente, magari anche con un centro commerciale. Speranze che rimasero sulla carta fino ad oggi.
In trent'anni lo spazio in cui sorgeva il palazzetto è rimasto interdetto all'accesso, cintato da una cancellata e l'area col tempo si è trasformata lentamente in un piccolo bosco fino all'arrivo del cantiere della M5 che lo ha usato come cantiere per la costruzione della fermata della metropolitana, che ha completamente rivoluzionato lo spazio. Spazio che ancora deve trovare la sua futura destinazione.

Come al solito, chi troppo vuole nulla stringe... 30 anni... senza un palazzetto dello sport che ci ha penalizzato dalle grandi manifestazioni mondiali sportive per colpa di dirigenti che volevano speculare sul disastro del crollo.










Alcune immagini durante le manifestazioni del 1979 / 80




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