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lunedì 22 settembre 2014

Il grande rischio: l'abrogazione della liberalizzazione delle aperture

Scritto da Luca Chiappini


Nel dicembre 2011, sotto il Governo Monti, si è ottenuta una graduale deregolamentazione (con sostegno sia di Pd sia di Pdl), fino ad arrivare alla liberalizzazione degli orari di apertura: un risultato che noi di UrbanFile riteniamo molto importante. In pratica, significa che gli esercizi commerciali hanno la possibilità di aprire e chiudere quando vogliono.

Un passo indietro: vi ricordate quando, solo fino a un paio di anni fa, Milano non aveva neanche un negozio aperto di notte? Fate un giro in qualsiasi capitale o medio-grande città estera, da Londra a Parigi, da Praga a Berlino, è tutto un altro andare. Molti negozi, negozietti e alimentari aperti anche di notte, alcuni addirittura 24h. Così, quando nel 2012 il Carrefour di Piazzale Clotilde avviò un orario di 24/24 ore, fu una sorta di rivoluzione, un ulteriore passo per la metropoli più avanguardistica d'Italia per diventare internazionale ed uscire dal torpore stantio di una tradizione italiana lenta e attempata.

Ora non comprendiamo perché la regione Lombardia, insieme ad Abruzzo, Umbria e Veneto, vogliano proporre un referendum per abrogare tale legge. Nel  panorama italiano fatto di burocrazia macchinosa e schiacciante, di tonnellate di carte e scartoffie, di regole che nemmeno l'Azzeccagarbugli dei Promessi sposi e di codici, codicini, cavilli e manualoni di articoli contraddittori, non si riesce a capire perché si vorrebbe abrogare uno di quegli interventi che hanno reso una spanna più semplice il lavoro ai commercianti. Specialmente in clima di crisi, bisognerebbe agevolare il commercio e le attività, dal momento di guai ne hanno fin troppi (non solo a livello economico, ma soprattutto a livello burocratico, per l'appunto).

Come fa notare Alberto Mingardi sul Corriere della Sera, la Vogue Fashion Night Out di martedì 16 settembre 2014 è stata un successone soprattutto per l'apertura serale di oltre 600 negozi, non solo per attività commerciali ma in generale per partecipare del clima festoso. Mingardi fa notare che per tornare a crescere la strada è "cercare clienti".

Cosa succederà se invece la Lombardia, che pure è una delle regioni più sviluppate d'Italia, quella trainante per eccellenza e che si troverà ad ospitare Expo nel 2015, riuscirà ad abrogare questa liberalizzazione? Si tornerà cento passi indietro e si rovinerà un clima che si stava orientando verso un'apertura e una internazionalizzazione insperabile fino a pochi anni fa, e che invece si stava (si sta) concretizzando. Lentamente, Milano comincia a inscriversi nel firmamento europeo e internazionale. Speriamo vivamente che non si voglia guastare questo cammino.

Fonte: Corriere
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