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martedì 15 luglio 2014

Zona Scala - Uno dei più bei palazzi di Milano

Il bel portoncino contornato dai telamoni giganti


Purtroppo defilato dalla vista dei passanti, semi nascosto dai palazzi di via Case Rotte, a due passi da Piazza Meda e Piazza della Scala esiste uno dei palazzi o meglio, esiste una delle facciate più belle di Milano. Facciata perché l'interno del palazzo è stato sconvolto nel corso dei secoli così tante volte da non avere più nulla del palazzo originale.

La casa è composta da due ordini e da un attico, di epoca posteriore, ed è scandita verticalmente in sette scomparti. Al piano nobile, scandito da colonne incassate, fa contrasto il piano terra per il risalto delle otto grandi cariatidi, i popolari Omenoni, scolpite da Antonio Abondio. Sotto il cornicione, con chiara allusione al proprietario (Leone Lenoi), si trova un altorilievo raffigurante la calunnia sbranata da leoni.

Il palazzo era stato progettato e costruito, a metà del XVI sec., dall'artista Leone Leoni come sua abitazione, nelle forme del tardo '500 manierista, e adoperato come galleria delle sue collezioni d'arte: dipinti di vari artisti del tempo, da Tiziano a Correggio, sculture, trattati, ecc. La facciata era caratterizzata per l'appunto dagli 8 telamoni commissionati all'Abondio, popolarmente detti Omenoni.
Dal Leoni era passato, attraverso vari passaggi ai Besana, i quali all'inizio dell'Ottocento lo incorporavano in un più vasto edificio dell'arch. Piuri, che fronteggia la Piazza Belgioioso. Sempre nel XIX sec. subì altri rimaneggiamenti nel cortile e negli ambienti interni.
Ai primi del Novecento rischiò anche di essere demolito, finchè palazzo Besana nel 1932 diviene sede della Federazione Fascista.
Nel 1929, divenuto sede del "Nuovo Circolo" o Clubino, fu ristrutturato radicalmente dal Portaluppi: elimina la scala originaria, chiude il porticato sul cortile con vetrate, nel cortile stesso idea una piscina e progetta un giardino. La facciata, soltanto, è quasi intatta, nonostante l'aggiunta incongrua del piano attico, e dei balconi in ferro battuto.

Leone Leoni nato a Maneggio tra il 1509 e il 1510, si trasferì a Roma giovanissimo, dove frequentò persino la Corte Vaticana. A Roma divenne zecchiere pontificio, ma si fece una reputazione alquanto turbolenta. Venne imprigionato e rischiò persino l'amputazione della mano destra. Così era giunto a Milano nel 1542, dopo un soggiorno genovese durato un paio d'anni: nel 1540, infatti, lo scultore aveva dovuto lasciare Roma, dove risiedeva da tempo, per aver ferito in una rissa Pellegrino da Leuti, gioielliere e tesoriere papale. A Genova gli aveva offerto rifugio Andrea Doria, e infine, nel 1542, il marchese del Vasto, allora governatore di Milano, gli aveva procurato l'incarico di scultore dei coni nella Cesarea Zecca.
Nei primi anni fu in città solo per brevi periodi, per via degli impegni con la corte di Carlo V: da subito, tuttavia, cominciò a cercare di ottenere un'abitazione adatta alle sue esigenze. Nel 1546, finalmente, ebbe in dono dall'imperatore una casa posta nella parrocchia di S. Martino in Nosigia, confiscata a un certo Giovanni Antonio da Prato (Conti, 1995); il passaggio di proprietà non era però ancora avvenuto nel 1549, nonostante le continue sollecitazioni di Leone, che ne aveva assoluto bisogno anche per installare la fonderia necessaria "per fare l'opere per Sua Maestà" (Conti, 1995). Ne entrò in possesso, probabilmente, solo tra il 1550 e il 1551.
Nasce così la residenza milanese di Leone Leoni, ammirata da Vasari durante il suo soggiorno in città del 1566.

Al piano nobile erano i tre ambienti contigui destinati all'esposizione delle opere: un'anticamera, un camerino e il grande studio ottagono. Qui, in particolare, nello studio, erano conservate le cose più preziose: un'Andromeda, un Marte e Venere di Tiziano, un San Giorgio di Parmigianino, il libro di disegni di Leonardo forse da identificare con il Codice Atlantico e i calchi in gesso dall'antico, ora in parte alla Biblioteca Ambrosiana; i due dipinti di Michelangelo, il 'quadrone di Giganti' e la Venere, si trovavano invece nel camerino. Probabilmente la dispersione della collezione iniziò assai presto, nonostante le disposizioni testamentarie di Leone, che muore nel 1590.

Il bellissimo palazzo è stato da poco restaurato.

(fonti Lombardia beni culturali)

Incisione

Incisione del 1700

i giganteschi telamoni

Il fregio col satiro divorato dai leoni

i giganteschi telamoni

i giganteschi telamoni

Il Cortile interno

La casa durante le trasformazioni degli anni Venti/trenta

La casa durante le trasformazioni degli anni Venti/Trenta con l'abside di San Fedele

La casa durante le trasformazioni degli anni Venti/trenta, vista ora impossibile

La casa durante le trasformazioni degli anni Venti/trenta

Il palazzo ora


Da via delle Case Rotte

Vista da sotto i portici

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