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Zona Porta Venezia - La fontana che non ha mai visto l'acqua e che pochissimi conoscono

Adolfo Wildt (1868/ 1931) Trilogia: il Santo, il Giovane, il Vecchio 1912

La Trilogia
In un angolo semi nascosto all'interno del giardino di Villa Reale (Villa Belgiojoso Bonaparte) in via Palestro si cela una bellissima scultura che se fossimo in qualche altra città sarebbe in bella mostra ed avrebbe una visibilità migliore. Invece, come succede spesso a Milano, opere d'arte a disposizione di tutti gratuitamente vengono tenute nascoste e lasciate nell'oblio per lungo tempo. Ci riferiamo in questo caso alla "fontana" La Trilogia, creata da Adolfo Wildt all'inizio del secolo in puro stile Art Nouveau un po' Secessione viennese.

Tanti studiosi di storia dell'arte asseriscono il suo grande significato artistico, benché finora le sue opere siano poco conosciute, Adolfo Wildt (1868/ 1931) era un grande scultore italiano e milanese.
Partendo dal sottofondo romantico del tardo Ottocento, Wildt si dedicò all'arte di una scultura fortemente influenzata dalla Secessione e dall'Art Nouveau, caratterizzata da complessi simbolismi e da una definizione quasi gotica delle sue forme.
Lavora esclusivamente per una committenza tedesca: oltre a Franz, Ernst, Frieda a Carl von Rose. Tra le varie opere da lui realizzate, si dedica in particolar modo dal 1900 per dodici anni a una monumentale fontana con tre figure da collocare nella nuova ala del palazzo di Dolhaü che Huber - Feldkirch andava progettando per la famiglia Rose; distrugge nel 1906 il lavoro che esporrà poi con il titolo Il Santo, il Giovane e la Saggezza alla Triennale di Brera nel 1912: l'opera, comunemente chiamata la Trilogia, vince il premio Principe Umberto, ma è destinata a rimanere a Milano per l'improvvisa scomparsa di Carl von Rose nei giorni stessi dell'esposizione. Espone la Trilogia alla Secessione di Monaco; la famiglia Rose sostiene le spese di trasporto e avvia trattative con il sindaco di Milano per la donazione al Comune. Wildt progetta un insieme architettonico per la sua collocazione ai giardini pubblici, ma prevale la proposta di destinarla a un erigendo palazzo per l'Accademia di Belle Arti che poi non verrà mai fatto. Frattanto viene depositata in casse all'Arena Civica; durante la guerra sparisce il grande basamento in bronzo.

Non sono riuscito a trovare quando quest'opera sia stata collocata nel parco di Villa Reale in Palestro. Dopo anni di negligenza, dove persino alcune statue hanno perso le dita, il gruppo scultoreo è stato restaurato e racchiuso nella nicchia a vetri. Peccato che come collocazione sia una delle meraviglie milanesi più nascoste di Milano. Posta all'interno del giardino, lungo il muro perimetrale e semi nascosta da arbusti all'interno di una teca in muratura. Non sarebbe più consona in una posizione più bella, dove possa essere ammirata da chiunque? Magari anche in funzione, com'era il suo scopo originario, ovvero quello di una fontana.


Fontana come poteva apparire









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