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mercoledì 25 giugno 2014

Zona Niguarda - Il Seveso, un fiume imprigionato

Il Seveso, un fiume dall'apparenza tranquilla ha sempre illuso gli uomini fingendo di sottomettersi ad essi ed invece, spesso, si ribella facendo sentire ancora la sua prepotente forza. E' storia di questi giorni l'ennesima esondazione nel quartiere di Niguarda.
Milano ha sempre cercato di domare le sue acque, costringendo i fiumi che la solcavano in canali sotterranei, come fossero una presenza fastidiosa. Un grande peccato, perché secondo me la presenza dell'acqua è un segnale di vita come avevo già detto a proposito della riapertura dei navigli. Forse se già i nostri avi avessero immaginato una città solcata dalle acque, magari avremmo quartieri dove questi fiumi (sperando non inquinati) deliziassero alcuni quartieri con il loro corso, a cielo aperto, anziché tombinati per poi creare grandi disagi quando si gonfiano.

Mappa dell'area spesso soggetta all'esondazione del Seveso

Il Seveso è un fiume italiano a carattere torrentizio il cui corso si sviluppa interamente nelle provincie di Como, Monza e Brianza e Milano.
Ha una lunghezza di 52 chilometri e scorre coperto dal confine comunale fra Bresso e Milano alla confluenza con il Naviglio della Martesana a Milano, per quasi nove chilometri; in questo tratto riceve il torrente Molia. L'attuale "foce" nella Martesana è sotto via Melchiorre Gioia all'altezza di via Giacomo Carissimi. Da porta Nuova, al ponte delle Gabelle, le acque prendono il nome di Cavo Redefossi. Anticamente il Seveso terminava nel Lambro a Melegnano.

Il Seveso è stato il primo fiume che i Romani deviarono a Milano: il suo corso naturale lo portava, provenendo da nordnordovest, a sfiorare la città sul suo lato orientale e venne indirizzarono a Milano attraverso il Sevesetto: questo alimentava la fossa a difesa delle mura cittadine.
Una seconda derivazione, poco più a valle, venne aperta in epoca imperiale. Penetrava direttamente in città da quella che oggi è piazza San Babila, per alimentare le terme Erculee e, più tardi, direttamente i battisteri della cattedrale. Le acque del Seveso finivano, attraverso la fossa muraria, alla Vettabbia che riprendeva l'alveo del fiume a sudest di Milano e terminava nel Lambro nei pressi di Melegnano.
Quando, nel 1471 terminarono i lavori di costruzione del Naviglio della Martesana alla Cassina de' pomm (1496), i due corsi d'acqua si intersecarono, perché lo sbocco del Seveso nella fossa interna era più a est di quello del nuovo canale. All'intersezione, il Seveso venne incanalato, forse per un tratto nel suo antico alveo, dando origine alla roggia Gerenzana, ma il carico idrico su Milano in caso di concomitanti piene del Seveso e della Martesana era diventato eccessivo e si avvertì l'esigenza di creare un canale che potesse scaricarle prima che entrassero, attraverso la conca dell'Incoronata, nel naviglio di San Marco, recapitandole direttamente nella fossa interna più a valle.
Lo scolmatore si chiamò Redefosso, probabilmente dalla contrazione di retrofossum che troviamo in documenti antichi a indicarne la posizione arretrata rispetto alle mura di porta Nuova. Con la costruzione delle mura Spagnole, fu naturale che il Redefossi le contornasse dal ponte delle Gabelle (poco a oriente della "nuova" porta Nuova) fino a confluire nella Vettabbia (a quel punto già uscita dalla fossa interna) nei pressi di porta Lodovica. Come vedremo, la soluzione, che per il momento funzionava nella città, fu foriera di disastri a sudest. Esondazioni continue portarono il governo delle città ad estendere il canale Redefossi fino a Melegnano.

La copertura e la tombinatura del Seveso a Milano avvennero gradualmente, con l'espandersi della città. Le prime datano dalla fine del XIX secolo e riguardarono il tratto dalla Martesana a porta Nuova, iniziando dai Bastioni e risalendo fino a via Ponte Seveso e in un secondo tempo fino al naviglio, in via Melchiorre Gioia. Sulla destra della Martesana fino a viale Zara (piazzale Istria) a partire dagli anni trenta, mentre i successivi sono una conseguenza del Piano Regolatore Generale della città del 1953 e si estesero verso la periferia, prima sino a Niguarda poi lungo la via Ornato, fino al confine comunale con Bresso in anni più recenti.

Fonte Wikipedia




Foto aeree che mostrano il percorso tombinato del Seveso
















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