martedì 8 gennaio 2013

Parco Portello, i "vulcani" spenti di Milano

Sabato scorso abbiamo fatto una gitarella per vedere da vicino il nuovo parco cittadino inaugurato il 6 dicembre 2012 – Il Parco Portello, un’area verde di 63 mila metri quadrati, ideato da Charles Jencks e sviluppato dallo studio Land, sorto sull’ex area industriale dell’Alfa Romeo.

Il parco è composto da due collinette che si ispirano alla vicina Montagnetta di San Siro, una a forma di doppia esse  dove in una della concavità ospita un laghetto, dando un aspetto di cono vulcanico estinto e l'altra collinetta ("Helix") è conica ed è percorsa da un doppio tracciato a spirale,  uno a salire e l'altro a scendere senza incrociarsi, che permettono la salita alla sommità dove si trovano una fontana con un monumento al DNA, una fontanella, delle panchine per sedersi e alcune piante che col tempo cresceranno dando anche ombra al luogo. Peccato che le due rampe per l'accesso siano, col maltempo, trasformate in un percorso fangoso, lo testimoniano le scarpe del nostro amico che vedete nelle foto a seguire. La terza parte è un giardino pensato soprattutto per i degenti dell'attiguo Istituto Palazzolo. L'intero parco sorge su un terrapieno alto dieci metri, ottenuto con la costruzione di appositi muri di contenimento e riempito con terra e detriti da cantiere.
Per essere completato il parco mancano ancora alcuni pezzi, ma di minore importanza. Nel complesso molto bello.







































lunedì 7 gennaio 2013

Ecco Via Vittor Pisani 25, KPMG

A Tempo di record hanno realizzato un bel sopralzo sul palazzo di Via Vittor Pisani 25, di proprietà KPMG. Infatti avevamo già parlato dell'intervento il 6 ottobre 2012. Ora pare abbiano concluso i lavori e debbo dire che l'aspetto non è male, anzi il palazzo pare abbia guadagnato.

L'intervento è del gruppo ArcLab





Via San Marco e la sistemazione delle balaustre

Finiti i lavori alle chiuse dell'Incoronata e al ponticello del Naviglio, ecco come appare ora la ringhiera. La popolazione aumenta di statura col passare del tempo, ed ecco che hanno alzato le balaustre per evitare che qualcuno finisca per sbaglio a gambe all'aria nel "fossato" dove una volta scorreva l'acqua del naviglio.



L'abbandono di Via Spallanzani

Siamo nella parte pedonalizzata oramai da più di dieci anni di Via Lazzaro Spallanzani dove incrocia Via Melzo. Qui troviamo una marea di povere parigine distrutte e spezzate, le auto a volte ci sbattono contro e letteralmente le fanno saltare come fossero grissini. C'è anche un paletto con semaforino che pende da un lato da mesi. La sera, dove in teoria non si dovrebbe parcheggiare ci sono sempre auto che fanno le furbe. Spesso la sporcizia è imperante, anche perché posto di bivacco di zingari.







La Teoria delle Finestre Rotte

Esiste una "teoria delle finestre rotte" che trova la sua fonte nei criminologi James Q. Wilson e George Kelling .  Si tratta di "una teoria epidemica della criminalitа". Essa afferma che la criminalità è un fenomeno contagioso ( come è contagiosa una tendenza della moda ) che può iniziare con una finestra rotta e diffondersi a un'intera comunitа.  Cioè l'impulso ad assumere un determinato comportamento partirebbe da una caratteristica dell'ambiente circostante.
Il fulcro della teoria si basa sull'assunto che la criminalità è l'inevitabile risultato del disordine: se una finestra è rotta e non viene riparata, chi vi passa davanti concluderà che nessuno se ne preoccupa e che nessuno ha la responsabilitа di provvedere.  Ben presto verranno rotte molte altre finestre e la sensazione di anarchia si diffonderà dall'edificio alla via su cui si affaccia, dando il segnale che tutto è possibile.
In una cittа, problemi di minore importanza - come i graffiti, il disordine pubblico - secondo i due studiosi sono l'equivalente delle finestre rotte, ossia inviti a crimini più gravi.  Questa teoria ha portato cittа come New York negli anni Ottanta a concentrarsi sull'eliminazione dei graffiti nelle metropolitane. L'allora sovrintendente della metropolitana newyorkese, David Gunn, partì dall'assunto che, pur in presenza di crimini efferati e problemi importanti, "i graffiti simboleggiavano il collasso del sistema" affermando inoltre che bisognava assolutamente vincere la battaglia contro i graffiti. Senza quella vittoria, tutte le riforme ai vertici del sistema e i cambiamenti concreti non si sarebbero verificati.  Stavamo per mandare in giro nuovi treni il cui valore si aggirava sui dieci milioni di dollari  l'uno e se non avessimo fatto qualcosa per salvaguardarli, sapevamo ciò che sarebbe accaduto: sarebbero durati un giorno, dopodiché sarebbero caduti vittima del vandalismo."  L'operazione di "ripulitura" di Gunn impedì per anni che i treni viaggiassero se sporcati da graffiti e fu ripresa dal suo successore, William Bratton, che si concentrò anche a risolvere la questione dei biglietti non pagati.  Come per i graffiti, l'idea era che il non pagare i biglietti fosse un'espressione di disordine che poteva invitare a commettere crimini ben più gravi. Dai ragazzini che saltavano semplicemente i cancelli automatici ai criminali che li forzavano, l'idea comune era che se c'erano individui che non pagavano, nemmeno loro erano tenuti a farlo, e si arrivava all'effetto valanga.  Il rimedio fu messo in opera schierando fino a dieci poliziotti in borghese ai cancelli d'entrata per fare rispettare la legge senza incertezze. Ne risultò che molti dei contravventori avevano anche altri procedenti penali e ne derivò un'opera di pulizia della cittа.  In seguito all'elezione di Rudolph Giuliani a sindaco di New York, nel 1994 e alla sua "tolleranza zero", Bratton venne nominato capo del Dipartimento di Polizia ed estese l'applicazione delle stesse strategie all'intera cittа.
La "teoria delle finestre rotte" insegna che un'importante epidemia può essere stroncata intervenendo in maniera sistematica e coerente sui dettagli dell'ambiente.

Dopo anni, dove il devastante imbrattamento delle pareti e quant'altro era arrivato a livelli insostenibili, si riuscì a debellare in parte questo fenomeno con le ripuliture dei muri da parte dell'AMSA. Poi, tagli, cambi di potere e quant'altro, il fenomeno ha ripreso a diffondersi. Mi chiedo dove vogliamo vivere? Vogliamo vivere nel degrado? Io sono assolutamente convinto che la teoria che ho riportato qui sopra sia un'ottima soluzione. New York è cambiata, in meglio.






Questo è quello che vogliamo?























Panorama di Inizio 2013

La foto è dello straordinario Stefano Gusmeroli.




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