Oramai siamo quasi a metà agosto, a che punto sono i lavori in Darsena e in Piazza XXIV Maggio? Il mercato prende sempre più forma, a settembre (fine settembre?) dovrebbero consegnare la struttura per poi demolire la vecchia. Anche la piazza pare un gran fermento. Stanno definendo anche il "chiosco" del pescivendolo (su di un quotidiano hanno gridato all'ecomostro, cosa che secondo noi è assurda, visto che lì un chiosco del pesce, che io abbia memoria, c'è sempre stato).
martedì 12 agosto 2014
Zona Tre Torri - Foto dal Cantiere di Citylife: Parte 2 - Piazza GiulioCesare
Ecco le foto della seconda parte, scattate da Matteo Musa al cantiere di Citylife. Qui siamo in Piazza Giulio Cesare, dove si sta sistemando attorno alla grande fontana delle Quattro Stagioni e al suo restauro.
lunedì 11 agosto 2014
Zona Porto di Mare - Dopo oltre 10 anni di incuria e abbandono, l’area di via San Dionigi può essere qualificata
Dopo oltre 10 anni di incuria e abbandono, l’area di via San Dionigi Porto di Mare può finalmente essere riqualificata e restituita alla città. Lo hanno comunicato il vicesindaco e assessore all’Urbanistica del Comune di Milano Ada Lucia De Cesaris e l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, che da stamattina coordinano le operazioni di sgombero dei due storici insediamenti abusivi. Tutte le persone presenti (circa una cinquantina) sono state allontanate, le strutture sono state demolite ed è iniziata l’attività di pulizia e messa in sicurezza dell’area, che proseguirà anche nei prossimi giorni. La Polizia locale è intervenuta anche in via Pestagalli per impedire un nuovo tentativo di occupazione, e continuerà a monitorare l’intero territorio con presidi di vigilanza diurna e notturna per impedire la rioccupazione di quella zona o l’occupazione di altre aree limitrofe.
Già 34 persone di famiglie con minori (14) hanno accettato i percorsi di reinserimento nel Centro di Emergenza sociale di via Lombroso. Tutti gli animali (4 cani e 14 gatti) presenti nei campi abusivi sono stati messi al sicuro nel Parco canile del Comune di Milano. Le operazioni procedono bene e l’unico episodio critico – l’incendio di tre bombole del gas – è stato immediatamente risolto dai Vigili del Fuoco. La regia è di Palazzo Marino, che ha chiesto l’ausilio delle Forze dell’Ordine (Polizia di Stato e Carabinieri) al Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con la collaborazione di molti soggetti: operatori sociali del Comune, Polizia locale, Protezione civile comunale, Amsa, Mm, Asl e i rappresentanti del consolato romeno.
L’area Porto di Mare interessata dallo sgombero è compresa tra via San Dionigi, via Fabio Massimo, il parco Cassinis, il raccordo autostrada del Sole e via Sant’Arialdo: già di proprietà del Consorzio canale Cremona-Po, ancorché in liquidazione, è passata di recente al Comune di Milano.
Da oltre 10 anni erano presenti tre insediamenti abusivi: un primo campo prospiciente il raccordo autostradale era stato sgomberato dal Comune di Milano nel 2012 con successiva messa in sicurezza. Oggi sono stati sgomberati i restanti due insediamenti, dopo un percorso iniziato ai primi di luglio con il censimento di 130 persone di cui 38 minori, l’informazione e l’interlocuzione con i rappresentanti delle comunità Rom e delle associazioni del terzo settore.
Gli assessorati all’Urbanistica e alla Sicurezza del Comune di Milano e la Polizia locale hanno avviato da tempo il monitoraggio e la vigilanza dei luoghi, per la prevenzione e il contrasto alle attività illegali e pericolose per la sicurezza e per l’ambiente, a partire dalla gestione illecita dei rifiuti, dagli incendi e dalle discariche abusive con rischio per la falda acquifera.
In dettaglio, sono stati effettuati 19 interventi negli ultimi tre anni (2 nella seconda metà del 2011, 3 nel 2012, 3 nel 2013, 11 nel 2014). Complessivamente, sono state rilevate 19 violazioni per deposito incontrollato di rifiuti urbani e speciali pericolosi e non, 9 per smaltimento di rifiuti mediante combustione, 1 per scarichi abusivi di acque continuati nel tempo, 2 per trasporto illecito di rifiuti, 14 per incendio, 14 per molestie olfattive, 14 per distruzione o deturpamento di bellezze naturali, 1 confisca a seguito di trasporto illecito di rifiuti pericolosi.
Nel frattempo, si sono poste le basi per la riqualificazione di tutto il territorio, è stato avviato un confronto con gli operatori sportivi e produttivi ed è stato predisposto un nuovo disegno dell’intera area. Il progetto mira a integrare la riqualificazione urbanistica e il recupero ambientale-paesistico, con la salvaguardia delle zone verdi e agricole e, innanzitutto, la bonifica delle aree. L’Amministrazione comunale ha anche aderito al concorso di progettazione Europan XII, per aprire a un dibattito di dimensione europea il processo di riqualificazione dell’area Porto di Mare.
Tre i pilastri del processo: conservare, potenziare e valorizzare le strutture sportive già esistenti; localizzare un’area dedicata alle attività di impresa che faccia da volano per la (ri)nascita del comparto produttivo-artigianale riqualificato secondo criteri innovativi e con un forte accento sui caratteri ambientali; localizzare nuovi servizi. Alcune azioni prevedono la valorizzazione dei manufatti di interesse storico-culturale e ambientale, la riqualificazione e il completamento del tessuto consolidato esistente, in particolare in connessione con il quartiere Mazzini situato a nord, la creazione di una nuova centralità urbana in prossimità della stazione metropolitana, il ridisegno della dotazione di infrastrutture per favorire il collegamento est-ovest, l’attivazione di azioni di supporto sociale.
Già 34 persone di famiglie con minori (14) hanno accettato i percorsi di reinserimento nel Centro di Emergenza sociale di via Lombroso. Tutti gli animali (4 cani e 14 gatti) presenti nei campi abusivi sono stati messi al sicuro nel Parco canile del Comune di Milano. Le operazioni procedono bene e l’unico episodio critico – l’incendio di tre bombole del gas – è stato immediatamente risolto dai Vigili del Fuoco. La regia è di Palazzo Marino, che ha chiesto l’ausilio delle Forze dell’Ordine (Polizia di Stato e Carabinieri) al Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con la collaborazione di molti soggetti: operatori sociali del Comune, Polizia locale, Protezione civile comunale, Amsa, Mm, Asl e i rappresentanti del consolato romeno.
L’area Porto di Mare interessata dallo sgombero è compresa tra via San Dionigi, via Fabio Massimo, il parco Cassinis, il raccordo autostrada del Sole e via Sant’Arialdo: già di proprietà del Consorzio canale Cremona-Po, ancorché in liquidazione, è passata di recente al Comune di Milano.
Da oltre 10 anni erano presenti tre insediamenti abusivi: un primo campo prospiciente il raccordo autostradale era stato sgomberato dal Comune di Milano nel 2012 con successiva messa in sicurezza. Oggi sono stati sgomberati i restanti due insediamenti, dopo un percorso iniziato ai primi di luglio con il censimento di 130 persone di cui 38 minori, l’informazione e l’interlocuzione con i rappresentanti delle comunità Rom e delle associazioni del terzo settore.
Gli assessorati all’Urbanistica e alla Sicurezza del Comune di Milano e la Polizia locale hanno avviato da tempo il monitoraggio e la vigilanza dei luoghi, per la prevenzione e il contrasto alle attività illegali e pericolose per la sicurezza e per l’ambiente, a partire dalla gestione illecita dei rifiuti, dagli incendi e dalle discariche abusive con rischio per la falda acquifera.
In dettaglio, sono stati effettuati 19 interventi negli ultimi tre anni (2 nella seconda metà del 2011, 3 nel 2012, 3 nel 2013, 11 nel 2014). Complessivamente, sono state rilevate 19 violazioni per deposito incontrollato di rifiuti urbani e speciali pericolosi e non, 9 per smaltimento di rifiuti mediante combustione, 1 per scarichi abusivi di acque continuati nel tempo, 2 per trasporto illecito di rifiuti, 14 per incendio, 14 per molestie olfattive, 14 per distruzione o deturpamento di bellezze naturali, 1 confisca a seguito di trasporto illecito di rifiuti pericolosi.
Nel frattempo, si sono poste le basi per la riqualificazione di tutto il territorio, è stato avviato un confronto con gli operatori sportivi e produttivi ed è stato predisposto un nuovo disegno dell’intera area. Il progetto mira a integrare la riqualificazione urbanistica e il recupero ambientale-paesistico, con la salvaguardia delle zone verdi e agricole e, innanzitutto, la bonifica delle aree. L’Amministrazione comunale ha anche aderito al concorso di progettazione Europan XII, per aprire a un dibattito di dimensione europea il processo di riqualificazione dell’area Porto di Mare.
Tre i pilastri del processo: conservare, potenziare e valorizzare le strutture sportive già esistenti; localizzare un’area dedicata alle attività di impresa che faccia da volano per la (ri)nascita del comparto produttivo-artigianale riqualificato secondo criteri innovativi e con un forte accento sui caratteri ambientali; localizzare nuovi servizi. Alcune azioni prevedono la valorizzazione dei manufatti di interesse storico-culturale e ambientale, la riqualificazione e il completamento del tessuto consolidato esistente, in particolare in connessione con il quartiere Mazzini situato a nord, la creazione di una nuova centralità urbana in prossimità della stazione metropolitana, il ridisegno della dotazione di infrastrutture per favorire il collegamento est-ovest, l’attivazione di azioni di supporto sociale.
Zona Brera - La chiesa di San Giuseppe sempre chiusa
La chiesa di San Giuseppe è un bellissimo edificio sacro quasi sempre chiuso al pubblico, perché?
Fu realizzata tra il 1607 ed il 1630 su progetto di Francesco Maria Richini, che realizzò il primo edificio pienamente barocco di Milano, ritenendo il Manierismo accademico in voga sino ad allora oramai obsoleto.
Chiesa molto più antica, il Richini venen incaricato per il rifacimento, in uno spazio di ristrette dimensioni, introdusse una pianta combinata, composta da due spazi centrali: l'aula e il coro. Nell'aula, maggiormente articolata, la forma ottagonale a lati ineguali risulta dal taglio in diagonale dello snodo dei pilastri angolari, rinforzati dalle coppie di colonne di ordine gigante, intervallate da passaggi e coretti; l'impianto centrale dell'aula è in rapporto con il primo progetto del Tibaldi per il San Fedele di Milano, cui si collega anche per l'impiego dell'ordine gigante, ma la scelta della copertura a cupola anziché a vela mostra la volontà del Richino di allinearsi con le tendenze emergenti del primo Seicento romano, mentre "nel segno della tradizione lombarda" è il tiburio ottagono che racchiude esternamente la cupola.
L'attenzione ai modelli romani è manifesta anche nella facciata a due ordini, notevole è l'effetto plastico della facciata, decorata per mezzo di una serie di edicole sovrapposte con statue di fattura ottocentescha.Al San Giuseppe va dunque pienamente riconosciuto il "valore di exemplum precorritore del Barocco".
Se questa chiesa fosse stata a Roma o in altre città sicuramente avrebbe ottenuto più attenzione, qui, a MIlano pare invece non importi nulla, come il non poter effettuare foto (l'ultima volta che ci entrai mi venne intimato di non fare foto, ne con flash ne senza), oggi grande strumento di divulgazione. Per non menzionare il fatto che questa graziosissima chiesa sia sempre chiusa, impedendone la visione a chiunque.
Soppresso nel 1784 il Luogo Pio di San Giuseppe nell'ambito delle riforme giuseppine, la chiesa venne chiusa al culto fino al 1809, quando venne riaperta quale sussidiaria della vicina parrocchia di Santa Maria del Carmine.
Acquistata nel 1878 dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, la cui prima sede, la storica "Ca' de Sass" era stata edificata in prossimità da Giuseppe Balzaretto fra il 1868 e il 1872, la chiesa di San Giuseppe è riuscita a mantenere integro il suo volto seicentesco, tanto nell'architettura quanto nel corredo pittorico: una circostanza tanto più fortunata, in quanto essa rappresenta a Milano una delle pochissime testimonianze superstiti dell'architettura religiosa del Richino, alla cui sopravvivenza - al di là delle distruzioni belliche - ha nuociuto a lungo la scarsa considerazione critica nei confronti dell'architettura lombarda del Seicento.
Uso attuale: intero bene: spazio di rappresentanza
Fu realizzata tra il 1607 ed il 1630 su progetto di Francesco Maria Richini, che realizzò il primo edificio pienamente barocco di Milano, ritenendo il Manierismo accademico in voga sino ad allora oramai obsoleto.
Chiesa molto più antica, il Richini venen incaricato per il rifacimento, in uno spazio di ristrette dimensioni, introdusse una pianta combinata, composta da due spazi centrali: l'aula e il coro. Nell'aula, maggiormente articolata, la forma ottagonale a lati ineguali risulta dal taglio in diagonale dello snodo dei pilastri angolari, rinforzati dalle coppie di colonne di ordine gigante, intervallate da passaggi e coretti; l'impianto centrale dell'aula è in rapporto con il primo progetto del Tibaldi per il San Fedele di Milano, cui si collega anche per l'impiego dell'ordine gigante, ma la scelta della copertura a cupola anziché a vela mostra la volontà del Richino di allinearsi con le tendenze emergenti del primo Seicento romano, mentre "nel segno della tradizione lombarda" è il tiburio ottagono che racchiude esternamente la cupola.
L'attenzione ai modelli romani è manifesta anche nella facciata a due ordini, notevole è l'effetto plastico della facciata, decorata per mezzo di una serie di edicole sovrapposte con statue di fattura ottocentescha.Al San Giuseppe va dunque pienamente riconosciuto il "valore di exemplum precorritore del Barocco".
Se questa chiesa fosse stata a Roma o in altre città sicuramente avrebbe ottenuto più attenzione, qui, a MIlano pare invece non importi nulla, come il non poter effettuare foto (l'ultima volta che ci entrai mi venne intimato di non fare foto, ne con flash ne senza), oggi grande strumento di divulgazione. Per non menzionare il fatto che questa graziosissima chiesa sia sempre chiusa, impedendone la visione a chiunque.
Soppresso nel 1784 il Luogo Pio di San Giuseppe nell'ambito delle riforme giuseppine, la chiesa venne chiusa al culto fino al 1809, quando venne riaperta quale sussidiaria della vicina parrocchia di Santa Maria del Carmine.
Acquistata nel 1878 dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, la cui prima sede, la storica "Ca' de Sass" era stata edificata in prossimità da Giuseppe Balzaretto fra il 1868 e il 1872, la chiesa di San Giuseppe è riuscita a mantenere integro il suo volto seicentesco, tanto nell'architettura quanto nel corredo pittorico: una circostanza tanto più fortunata, in quanto essa rappresenta a Milano una delle pochissime testimonianze superstiti dell'architettura religiosa del Richino, alla cui sopravvivenza - al di là delle distruzioni belliche - ha nuociuto a lungo la scarsa considerazione critica nei confronti dell'architettura lombarda del Seicento.
Uso attuale: intero bene: spazio di rappresentanza
Fonte Lombardia Beni Culturali
sabato 9 agosto 2014
Zona Sempione - Tornerà il Teatro Continuo al Parco Sempione
Noi di Urbanfile ce ne occupammo nell'aprile scorso, con un articolo che ne denunciava la scomparsa. Oggi su La Repubblica è comparso quest'articolo che ne annuncia la ricollocazione nella storica posizione.
Tornerà a dare e offrire spettacolo al Parco Sempione il "Teatro Continuo" di Alberto Burri, l'imponente macchina scenica realizzata nel 1973 per la XV Triennale, smantellata nel 1989 dal Comune suscitando la dura protesta del maestro, il quale annunciò che non avrebbe mai più esposto a Milano. La ricostruzione nel 2015 del 'Teatro Continuo' - sei quinte di acciaio alte sei metri sopra una base di cemento lunga oltre dieci, disposte lungo il cannocchiale ottico che dalla Torre del Filarete porta all'Arco della Pace - sarà progettata e finanziata dalla Fondazione Burri di Città di Castello nella doppia occasione dell'Expo e del centenario della nascita del grande artista (1915-1995), celebrato l'anno prossimo anche al Guggenheim di New York. Sosterrà la ricostruzione uno sponsor, lo studio legale Nctm. Coordinerà il progetto la critica d'arte Gaby Scardi. Mentre la manutenzione dell'opera verrà affidata alla Triennale. Un'operazione a 'costo zero' per il Comune, che deliberando la rinascita del teatro ricuce la ferita aperta dalla demolizione: giustificata dal degrado del monumento secondo l'amministrazione, "barbara e senza motivazioni", denuncia ancora oggi la Fondazione Burri (Armando Besio).
Tornerà a dare e offrire spettacolo al Parco Sempione il "Teatro Continuo" di Alberto Burri, l'imponente macchina scenica realizzata nel 1973 per la XV Triennale, smantellata nel 1989 dal Comune suscitando la dura protesta del maestro, il quale annunciò che non avrebbe mai più esposto a Milano. La ricostruzione nel 2015 del 'Teatro Continuo' - sei quinte di acciaio alte sei metri sopra una base di cemento lunga oltre dieci, disposte lungo il cannocchiale ottico che dalla Torre del Filarete porta all'Arco della Pace - sarà progettata e finanziata dalla Fondazione Burri di Città di Castello nella doppia occasione dell'Expo e del centenario della nascita del grande artista (1915-1995), celebrato l'anno prossimo anche al Guggenheim di New York. Sosterrà la ricostruzione uno sponsor, lo studio legale Nctm. Coordinerà il progetto la critica d'arte Gaby Scardi. Mentre la manutenzione dell'opera verrà affidata alla Triennale. Un'operazione a 'costo zero' per il Comune, che deliberando la rinascita del teatro ricuce la ferita aperta dalla demolizione: giustificata dal degrado del monumento secondo l'amministrazione, "barbara e senza motivazioni", denuncia ancora oggi la Fondazione Burri (Armando Besio).
Zona Porta Magenta - Restaurate le due torri romane del museo archeologico
Concluso il restauro delle due torri romane (quadrata e poligonale “di Ansperto”) del museo Archeologico: un importante intervento di recupero conservativo nell’area della città antica, completato nei tempi previsti. In autunno potranno essere finalmente aperte al pubblico. La rinascita delle due torri arricchirà ulteriormente l’itinerario storico-culturale della “Milano Romana”: nove tappe a piedi, da via San Giovanni sul Muro a San Lorenzo, che i milanesi e i turisti già in questi giorni d’estate possono percorrere, alla (ri)scoperta dei luoghi del passato. Questo primo itinerario sperimentale è stato pensato da Palazzo Marino, anche in vista di Expo 2015, nell’ambito del progetto di valorizzazione dei siti e dei beni archeologici della città antica, con nuove targhe, mappe e un’innovativa segnaletica in prossimità degli incroci. Un’iniziativa che vede la collaborazione del Comune e del Civico Museo Archeologico, con un contributo della Regione e la partecipazione del Consiglio di Zona 1.
A guidare milanesi e turisti sono le mappe WalkMi-Milano cammina, con le indicazioni per visitare i siti, i musei e i monumenti presenti in città. Le mappe sono state installate, in collaborazione con Atm, nei mezzanini e nelle banchine delle stazioni della metropolitana di Cairoli, Cordusio, Duomo, Cadorna, Sant’Ambrogio e Porta Genova.
Lungo il percorso sperimentale da Cairoli a San Lorenzo è possibile seguire anche una nuova segnaletica a terra: 35 “bolli” rossi da 30 cm di diametro orientano i visitatori tra i resti archeologici presenti nelle vicinanze, con l’indicazione della destinazione finale e del tempo necessario per raggiungerla a piedi. Questa nuova segnaletica permette di seguire le deviazioni indicanti i monumenti raggiungibili in pochi minuti e di ritrovare poi il percorso principale continuando il viaggio nella città romana.
Altra novità: targhe con informazioni in italiano e in inglese sono state posizionate sulle facciate degli edifici, sia pubblici sia privati, dove sono presenti resti romani: sulle targhe è presente il QR Code per l’accesso tramite smartphone ai siti web del Turismo e del Civico Museo Archeologico.
Una mappa “Milano Romana”, infine, è a disposizione dei visitatori del Civico Museo Archeologico.
Nell’ambito del percorso sperimentale “Milano Romana”, le due torri appena restaurate sono una testimonianza ben visibile nel giardino delle Civiche Raccolte Archeologiche, della nuova cerchia muraria risalente all’imperatore Massimiano. La torre poligonale è collegata a un imponente tratto di mura che continua, a livello di fondazioni, anche nei sotterranei del Museo. È l’unica della cerchia massimianea conservatasi integralmente, con rifacimenti di epoche successive. È nota anche come Torre di Ansperto, poiché la tradizione milanese indicava il vescovo di Milano Ansperto da Biassono (869-881) come il costruttore o il restauratore della struttura. Alta 16,60 metri, la torre è a ventiquattro lati all’esterno e circolare all’interno. Poggia su fondazioni circolari in conglomerato di malta, ciottoli e frammenti laterizi, dello stesso tipo di quelle che si ritrovano nei resti di torre poco più a nord, sempre nell’area del Museo.
Queste le tappe più significative del percorso “Milano Romana”
Il percorso sperimentale parte da via S. Giovanni sul Muro (MM Cairoli), dove sorgevano l’antica cerchia muraria e la Porta Vercellina, costruite dopo l’ottenimento della cittadinanza romana nel 49 a.C. e che racchiudevano un’area di quasi 80 ettari (il perimetro era di circa 3.500 metri) ed erano circondate da un fossato dove affluivano le acque del Seveso.
In via Brisa sorgeva il palazzo dell’imperatore Massimiano (che occupava l’area tra via Torino e corso Magenta). Il palazzo era sia la residenza imperiale sia luogo di rappresentanza, e comprendeva anche le terme private e il circo (l’equivalente dell’ippodromo), dove l’imperatore si mostrava solennemente ai sudditi. Di questo vasto quartiere polifunzionale, rimasto almeno parzialmente in uso forse fino al X secolo, si conservano oggi a vista in via Brisa soltanto resti di un edificio di rappresentanza, dotato di impianto di riscaldamento ma molti resti archeologici sono ancora conservati sotto gli edifici circostanti.
Tra via Circo e via Vigna sorgeva il circo, costruito alla fine del III secolo d.C. dall’imperatore Massimiano Erculeo, dove si svolgevano le corse dei carri, molto amate dal popolo, fino al VI secolo d.C. Qui nel 604 d.C. viene proclamato re dei Longobardi Adaloaldo. Nei secoli successivi viene progressivamente spogliato e demolito. La sua definitiva distruzione risale probabilmente al 1162 d.C. ad opera del Barbarossa o dei milanesi stessi, per impedire agli assedianti l'utilizzo come roccaforte contro la città. Prima della riscoperta del monumento a partire dal 1939, si perde addirittura memoria della sua ubicazione, ricordata soltanto dai nomi di via Circo e delle chiese di Santa Maria ad Circulum e Santa Maddalena ad Circulum, sorte presso il lato curvo dell’antico edificio e demolite nel 1789.
Nel giardino del Museo Archeologico, in corso Magenta 15, sono ben conservati un tratto della cinta muraria massimianea e la torre “di Ansperto”, a ventiquattro lati. Le mura continuano nei sotterranei del Museo. La presenza in città dell’imperatore Massimiano e della sua corte alla fine del III sec. d.C. modificò profondamente l’assetto della città. La costruzione della residenza imperiale e del circo determinò sicuramente lo svuotamento di alcune aree centrali della città e di conseguenza l’ampliamento dell’abitato ben oltre le mura repubblicane nel settore est, che venne circondato di nuove mura; la nuova cerchia raggiunse così un perimetro di 4.500 metri. A ovest la cinta muraria comprese parzialmente il circo di recente costruzione, che sul lato curvilineo, destinato anche a funzione difensiva, venne dotato di feritoie.
Tra piazza Affari e via S. Vittore si trovano i resti del teatro, l’edificio pubblico più antico della città tardo repubblicana o augustea (metà-fine del I secolo a.C.), che testimonia l'importante momento storico in cui Milano, municipium romano dal 49 a.C., si dota di edifici pubblici, sacri e profani. A pianta semicircolare, l'edificio poteva ospitare circa 8.000 spettatori, che prendevano posto sulle gradinate sostenute da arcate e gallerie. Utilizzato per rappresentazioni teatrali, giochi, feste e riunioni, continuò a ospitare assemblee popolari fino al XII secolo, quando, in seguito alle distruzioni compiute dall'imperatore Federico Barbarossa nel 1162, se ne perse memoria.
In via Morigi 2 si trovano i resti di pavimento in battuto di malta con inserti di marmo testimoniano la presenza delle domus, di cui restano tracce assai labili, che raramente e soltanto in parte consentono di ricostruire la planimetria delle case, soggette a ristrutturazioni, cambi di destinazione d’uso, distruzioni e ricostruzioni, a causa della continuità di vita della città.
In largo Carrobbio sorgeva la Porta Ticinensis, l’unica porta urbica della cinta muraria di I sec. a.C. parzialmente conservata: la torre, nota come “torre dei malsani” perché annessa a un lebbrosario, alta 9 metri e attualmente inglobata in un edificio moderno, costituiva la torre poligonale destra – per chi esce dalla città – della Porta Ticinensis, composta da due fornici (passaggi) e da due torri laterali. La porta sorgeva all’incrocio di quattro assi stradali (quadruvium da cui l’attuale Carrobbio) due interni e due esterni, uno per Ticinum (l’attuale Pavia), l’altro per Habiate (Abbiategrasso).
Le colonne di San Lorenzo e il portale di Sant’Aquilino, in corso di Porta Ticinese: il colonnato marmoreo davanti alla facciata di San Lorenzo è il monumento romano meglio conservato e più famoso di Milano. Fu eretto in epoca tardo antica (probabilmente nel V secolo d.C.) come prospetto scenografico dell’atrio antistante la chiesa, ma è costituito da colonne, basi, capitelli e frammenti di architrave assai più antichi, recuperati da un ignoto edificio pubblico della seconda metà del II secolo d.C. Sempre nel complesso laurenziano è reimpiegato un altro eccezionale elemento architettonico in marmo, anch’esso di provenienza sconosciuta ma appartenente in origine a un edificio pubblico della fine del I secolo d.C.: il portale che introduce al corpo ottagonale della cappella di Sant’Aquilino.
La chiesa di San Lorenzo, nonostante i danni subiti nel corso del tempo, il superbo edificio paleocristiano, fuori dalle mura, lungo la via per Ticinum (Pavia) e presso le acque della Vepra, si conserva ancora in gran parte. La pianta, con corpo centrale quadrato su cui si aprono quattro esedre affiancate da quattro torri laterali e tre cappelle ottagonali, è la più antica testimonianza conosciuta di chiesa “tetraconca” (con quattro pareti ricurve). Preceduta da un atrio oggi perduto con fronte decorata da un colonnato di reimpiego, l’edificio è stato variamente datato tra il IV e il V secolo. Studi attuali, sostenuti anche da recentissime indagini archeometriche combinate con rilievi stratigrafici delle murature, ipotizzano che la costruzione sia avvenuta nel periodo compreso tra 390 e 410 d.C.
Il sacello di Sant’Aquilino (in San Lorenzo). Per la sua forma e la ricchezza dell’interno, di cui ora si conservano solamente alcune tracce, il sacello è stato considerato un mausoleo imperiale. Attualmente è possibile visitare, nel sotterraneo, anche la platea di fondazione su cui poggia l’edificio, formata da blocchi di pietra squadrati, provenienti in gran parte dalla demolizione del vicino anfiteatro. La cappella di Sant’Aquilino, che recenti indagini propongono di datare tra 390 e 430 d.C., si compone di un atrio a forcipe e di un corpo ottagonale all’esterno, articolato internamente in un alternarsi di nicchie semicircolari e ottagonali.
In via De Amicis 13 sorgeva l'anfiteatro, uno dei più grandi noti in Italia settentrionale, che sorse nel I secolo d.C. all’esterno delle mura cittadine, non lontano dalla Porta Ticinensis. Nell'arena centrale ellittica, circondata da gradinate per gli spettatori, si svolgevano duelli tra gladiatori, lotte tra uomini e animali feroci, pubbliche esecuzioni di condannati ad bestias, cioè a essere sbranati dalle fiere, e addirittura battaglie navali. Nel corso del V secolo d.C. l'anfiteatro, che poteva ospitare 20.000 spettatori, venne spogliato dei materiali edilizi dell’anello esterno, reimpiegati per nuove costruzioni o per rinforzare la cinta muraria urbana. È stato ipotizzato l’utilizzo della struttura ancora in epoca longobarda (VI-VII secolo d.C.), forse come sede della guarnigione militare. Le imponenti fondazioni della struttura sono visitabili nel Parco Archeologico dell'Anfiteatro, al quale è annesso l'Antiquarium "Alda Levi".
A guidare milanesi e turisti sono le mappe WalkMi-Milano cammina, con le indicazioni per visitare i siti, i musei e i monumenti presenti in città. Le mappe sono state installate, in collaborazione con Atm, nei mezzanini e nelle banchine delle stazioni della metropolitana di Cairoli, Cordusio, Duomo, Cadorna, Sant’Ambrogio e Porta Genova.
Lungo il percorso sperimentale da Cairoli a San Lorenzo è possibile seguire anche una nuova segnaletica a terra: 35 “bolli” rossi da 30 cm di diametro orientano i visitatori tra i resti archeologici presenti nelle vicinanze, con l’indicazione della destinazione finale e del tempo necessario per raggiungerla a piedi. Questa nuova segnaletica permette di seguire le deviazioni indicanti i monumenti raggiungibili in pochi minuti e di ritrovare poi il percorso principale continuando il viaggio nella città romana.
Altra novità: targhe con informazioni in italiano e in inglese sono state posizionate sulle facciate degli edifici, sia pubblici sia privati, dove sono presenti resti romani: sulle targhe è presente il QR Code per l’accesso tramite smartphone ai siti web del Turismo e del Civico Museo Archeologico.
Una mappa “Milano Romana”, infine, è a disposizione dei visitatori del Civico Museo Archeologico.
Nell’ambito del percorso sperimentale “Milano Romana”, le due torri appena restaurate sono una testimonianza ben visibile nel giardino delle Civiche Raccolte Archeologiche, della nuova cerchia muraria risalente all’imperatore Massimiano. La torre poligonale è collegata a un imponente tratto di mura che continua, a livello di fondazioni, anche nei sotterranei del Museo. È l’unica della cerchia massimianea conservatasi integralmente, con rifacimenti di epoche successive. È nota anche come Torre di Ansperto, poiché la tradizione milanese indicava il vescovo di Milano Ansperto da Biassono (869-881) come il costruttore o il restauratore della struttura. Alta 16,60 metri, la torre è a ventiquattro lati all’esterno e circolare all’interno. Poggia su fondazioni circolari in conglomerato di malta, ciottoli e frammenti laterizi, dello stesso tipo di quelle che si ritrovano nei resti di torre poco più a nord, sempre nell’area del Museo.
Queste le tappe più significative del percorso “Milano Romana”
Il percorso sperimentale parte da via S. Giovanni sul Muro (MM Cairoli), dove sorgevano l’antica cerchia muraria e la Porta Vercellina, costruite dopo l’ottenimento della cittadinanza romana nel 49 a.C. e che racchiudevano un’area di quasi 80 ettari (il perimetro era di circa 3.500 metri) ed erano circondate da un fossato dove affluivano le acque del Seveso.
In via Brisa sorgeva il palazzo dell’imperatore Massimiano (che occupava l’area tra via Torino e corso Magenta). Il palazzo era sia la residenza imperiale sia luogo di rappresentanza, e comprendeva anche le terme private e il circo (l’equivalente dell’ippodromo), dove l’imperatore si mostrava solennemente ai sudditi. Di questo vasto quartiere polifunzionale, rimasto almeno parzialmente in uso forse fino al X secolo, si conservano oggi a vista in via Brisa soltanto resti di un edificio di rappresentanza, dotato di impianto di riscaldamento ma molti resti archeologici sono ancora conservati sotto gli edifici circostanti.
Tra via Circo e via Vigna sorgeva il circo, costruito alla fine del III secolo d.C. dall’imperatore Massimiano Erculeo, dove si svolgevano le corse dei carri, molto amate dal popolo, fino al VI secolo d.C. Qui nel 604 d.C. viene proclamato re dei Longobardi Adaloaldo. Nei secoli successivi viene progressivamente spogliato e demolito. La sua definitiva distruzione risale probabilmente al 1162 d.C. ad opera del Barbarossa o dei milanesi stessi, per impedire agli assedianti l'utilizzo come roccaforte contro la città. Prima della riscoperta del monumento a partire dal 1939, si perde addirittura memoria della sua ubicazione, ricordata soltanto dai nomi di via Circo e delle chiese di Santa Maria ad Circulum e Santa Maddalena ad Circulum, sorte presso il lato curvo dell’antico edificio e demolite nel 1789.
Nel giardino del Museo Archeologico, in corso Magenta 15, sono ben conservati un tratto della cinta muraria massimianea e la torre “di Ansperto”, a ventiquattro lati. Le mura continuano nei sotterranei del Museo. La presenza in città dell’imperatore Massimiano e della sua corte alla fine del III sec. d.C. modificò profondamente l’assetto della città. La costruzione della residenza imperiale e del circo determinò sicuramente lo svuotamento di alcune aree centrali della città e di conseguenza l’ampliamento dell’abitato ben oltre le mura repubblicane nel settore est, che venne circondato di nuove mura; la nuova cerchia raggiunse così un perimetro di 4.500 metri. A ovest la cinta muraria comprese parzialmente il circo di recente costruzione, che sul lato curvilineo, destinato anche a funzione difensiva, venne dotato di feritoie.
Tra piazza Affari e via S. Vittore si trovano i resti del teatro, l’edificio pubblico più antico della città tardo repubblicana o augustea (metà-fine del I secolo a.C.), che testimonia l'importante momento storico in cui Milano, municipium romano dal 49 a.C., si dota di edifici pubblici, sacri e profani. A pianta semicircolare, l'edificio poteva ospitare circa 8.000 spettatori, che prendevano posto sulle gradinate sostenute da arcate e gallerie. Utilizzato per rappresentazioni teatrali, giochi, feste e riunioni, continuò a ospitare assemblee popolari fino al XII secolo, quando, in seguito alle distruzioni compiute dall'imperatore Federico Barbarossa nel 1162, se ne perse memoria.
In via Morigi 2 si trovano i resti di pavimento in battuto di malta con inserti di marmo testimoniano la presenza delle domus, di cui restano tracce assai labili, che raramente e soltanto in parte consentono di ricostruire la planimetria delle case, soggette a ristrutturazioni, cambi di destinazione d’uso, distruzioni e ricostruzioni, a causa della continuità di vita della città.
In largo Carrobbio sorgeva la Porta Ticinensis, l’unica porta urbica della cinta muraria di I sec. a.C. parzialmente conservata: la torre, nota come “torre dei malsani” perché annessa a un lebbrosario, alta 9 metri e attualmente inglobata in un edificio moderno, costituiva la torre poligonale destra – per chi esce dalla città – della Porta Ticinensis, composta da due fornici (passaggi) e da due torri laterali. La porta sorgeva all’incrocio di quattro assi stradali (quadruvium da cui l’attuale Carrobbio) due interni e due esterni, uno per Ticinum (l’attuale Pavia), l’altro per Habiate (Abbiategrasso).
Le colonne di San Lorenzo e il portale di Sant’Aquilino, in corso di Porta Ticinese: il colonnato marmoreo davanti alla facciata di San Lorenzo è il monumento romano meglio conservato e più famoso di Milano. Fu eretto in epoca tardo antica (probabilmente nel V secolo d.C.) come prospetto scenografico dell’atrio antistante la chiesa, ma è costituito da colonne, basi, capitelli e frammenti di architrave assai più antichi, recuperati da un ignoto edificio pubblico della seconda metà del II secolo d.C. Sempre nel complesso laurenziano è reimpiegato un altro eccezionale elemento architettonico in marmo, anch’esso di provenienza sconosciuta ma appartenente in origine a un edificio pubblico della fine del I secolo d.C.: il portale che introduce al corpo ottagonale della cappella di Sant’Aquilino.
La chiesa di San Lorenzo, nonostante i danni subiti nel corso del tempo, il superbo edificio paleocristiano, fuori dalle mura, lungo la via per Ticinum (Pavia) e presso le acque della Vepra, si conserva ancora in gran parte. La pianta, con corpo centrale quadrato su cui si aprono quattro esedre affiancate da quattro torri laterali e tre cappelle ottagonali, è la più antica testimonianza conosciuta di chiesa “tetraconca” (con quattro pareti ricurve). Preceduta da un atrio oggi perduto con fronte decorata da un colonnato di reimpiego, l’edificio è stato variamente datato tra il IV e il V secolo. Studi attuali, sostenuti anche da recentissime indagini archeometriche combinate con rilievi stratigrafici delle murature, ipotizzano che la costruzione sia avvenuta nel periodo compreso tra 390 e 410 d.C.
Il sacello di Sant’Aquilino (in San Lorenzo). Per la sua forma e la ricchezza dell’interno, di cui ora si conservano solamente alcune tracce, il sacello è stato considerato un mausoleo imperiale. Attualmente è possibile visitare, nel sotterraneo, anche la platea di fondazione su cui poggia l’edificio, formata da blocchi di pietra squadrati, provenienti in gran parte dalla demolizione del vicino anfiteatro. La cappella di Sant’Aquilino, che recenti indagini propongono di datare tra 390 e 430 d.C., si compone di un atrio a forcipe e di un corpo ottagonale all’esterno, articolato internamente in un alternarsi di nicchie semicircolari e ottagonali.
In via De Amicis 13 sorgeva l'anfiteatro, uno dei più grandi noti in Italia settentrionale, che sorse nel I secolo d.C. all’esterno delle mura cittadine, non lontano dalla Porta Ticinensis. Nell'arena centrale ellittica, circondata da gradinate per gli spettatori, si svolgevano duelli tra gladiatori, lotte tra uomini e animali feroci, pubbliche esecuzioni di condannati ad bestias, cioè a essere sbranati dalle fiere, e addirittura battaglie navali. Nel corso del V secolo d.C. l'anfiteatro, che poteva ospitare 20.000 spettatori, venne spogliato dei materiali edilizi dell’anello esterno, reimpiegati per nuove costruzioni o per rinforzare la cinta muraria urbana. È stato ipotizzato l’utilizzo della struttura ancora in epoca longobarda (VI-VII secolo d.C.), forse come sede della guarnigione militare. Le imponenti fondazioni della struttura sono visitabili nel Parco Archeologico dell'Anfiteatro, al quale è annesso l'Antiquarium "Alda Levi".
Lavori pubblici. In agosto raddoppiano gli sforzi: la guida ai cantieri
“I lavori pubblici ad agosto non si fermano, non vanno in ferie. Anzi, raddoppiano – afferma l’assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza – perché quest'anno ai lavori di manutenzione ordinaria delle strade si sommano anche cantieri importanti. Opere che questa città aspettava da decenni. Penso per esempio alla nuova passerella ciclopedonale di via Breda, fondamentale per tutta la zona e per la messa in sicurezza di pedoni e ciclisti. La chiusura lavori è prevista per il 14 settembre.
Quando inizieranno le scuole, quindi, studenti, insegnanti, genitori non dovranno più vivere con ansia quel tragitto. Penso poi ad un'altra passerella ciclopedonale, quella sul Naviglio Grande, che darà nuovo respiro e contribuirà a migliorare la qualità della vita di tutta l'area. Anche in questo caso, la si aspettava da anni.
Dobbiamo rispettare un preciso ruolino di marcia, per arrivare ad aprile 2015 con una città in ordine. Contemporaneamente si conferma l’impegno di questa amministrazione per la manutenzione ordinaria e straordinaria della città, l’asfaltatura delle strade che in tante zone, soprattutto in periferia, è già una realtà” conclude Rozza.
Quando inizieranno le scuole, quindi, studenti, insegnanti, genitori non dovranno più vivere con ansia quel tragitto. Penso poi ad un'altra passerella ciclopedonale, quella sul Naviglio Grande, che darà nuovo respiro e contribuirà a migliorare la qualità della vita di tutta l'area. Anche in questo caso, la si aspettava da anni.
Dobbiamo rispettare un preciso ruolino di marcia, per arrivare ad aprile 2015 con una città in ordine. Contemporaneamente si conferma l’impegno di questa amministrazione per la manutenzione ordinaria e straordinaria della città, l’asfaltatura delle strade che in tante zone, soprattutto in periferia, è già una realtà” conclude Rozza.
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