lunedì 3 agosto 2015
Zona Brisa - Nuove immagini dal giardino e del palazzo Gorani
Siamo ripassati a vedere il progresso nel cantiere di via Brisa, dove le residenze Gorani sono in fase di rivestimento e completamento, dove si inizia a vedere anche la facciata dalla forma strana appena scoperchiata. Anche il giardino è già al 90 per cento completato, mancano i due estremi e qualche pianticella. Uno sguardo anche allo storico palazzo Morigi in parte ancora impacchettato.
Zona Barona - Restaurato la fontana del Centauro
Dopo tre mesi di lavori la Barona, quartiere Sant’Ambrogio II, riacquista la statua del Centauro restaurata. Si tratta di un’opera dello scultore polacco Igor Mitoraj collocata all'interno della fontana di piazza Enzo Paci. L'intervento, che ha compreso anche opere di miglioramento della fontana, è stato realizzato dal settore Arredo Urbano e ha comportato una spesa di circa 25 mila euro.
“Continua l’opera di recupero e restauro del bello che esiste nei quartieri cosiddetti periferici di Milano. Faccio appello affinché la fontana e il monumento non siano oggetto di vandalismi: sono un patrimonio di tutti e la loro tutela richiede l’impegno di risorse pubbliche. Ringrazio, infine, i tecnici dell’Arredo urbano per il lavoro svolto”, lo dichiara l’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano Carmela Rozza.
La statua è stata installata nella piazza nel 1990. L'intervento di restauro ha previsto il recupero dell'originaria patinatura del bronzo, in buona parte persa nel corso degli anni, riproposta con le medesime tecniche utilizzate negli anni '90 da Mitoraj. Inoltre, per dare completezza esecutiva all'opera, sono stati introdotti alcuni accorgimenti edili ed impiantistici allo scopo di rimodernare la fontana nel suo complesso.
In particolare l'opera è stata restaurata con la realizzazione di un basamento lapideo sottostante – con granito rosa al pari del bordo vasca – che ha sostituito il precedente supporto realizzato semplicemente in calcestruzzo. Una novità che conferisce al monumento importanza e un inserimento più adeguato al contesto.
Il nuovo basamento è concepito per un’eventuale installazione futura di fari LED al posto dell'attuale impianto dismesso a causa dei continui atti vandalici. Per quanto riguarda la vasca sono stati implementati i sistemi di filtraggio della fontana in modo tale da fermare il più possibile i rifiuti che possono in qualche misura danneggiare le parti impiantistiche.
E’ stato inoltre migliorato il gioco d'acqua attorno al monumento e sono state eseguite tutte le opere necessarie al recupero del bordo vasca in granito rosa, compresa la sigillatura finale di tutti i giunti.
Mitoraj è nato nel 1944 in Polonia. Nel 1968 si è trasferito a Parigi, per continuare i suoi studi artistici. Poco dopo rimase affascinato dall'arte e dalla cultura Latino-Americane e decise di passare un anno dipingendo e viaggiando in Messico. Questa esperienza lo avvicinò alla scultura. Dopo aver lavorato con terracotta e bronzo, a seguito di un viaggio a Carrara nel 1979, decise di passare alla lavorazione del marmo. E’ morto nel 2014.
“Continua l’opera di recupero e restauro del bello che esiste nei quartieri cosiddetti periferici di Milano. Faccio appello affinché la fontana e il monumento non siano oggetto di vandalismi: sono un patrimonio di tutti e la loro tutela richiede l’impegno di risorse pubbliche. Ringrazio, infine, i tecnici dell’Arredo urbano per il lavoro svolto”, lo dichiara l’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano Carmela Rozza.
La statua è stata installata nella piazza nel 1990. L'intervento di restauro ha previsto il recupero dell'originaria patinatura del bronzo, in buona parte persa nel corso degli anni, riproposta con le medesime tecniche utilizzate negli anni '90 da Mitoraj. Inoltre, per dare completezza esecutiva all'opera, sono stati introdotti alcuni accorgimenti edili ed impiantistici allo scopo di rimodernare la fontana nel suo complesso.
In particolare l'opera è stata restaurata con la realizzazione di un basamento lapideo sottostante – con granito rosa al pari del bordo vasca – che ha sostituito il precedente supporto realizzato semplicemente in calcestruzzo. Una novità che conferisce al monumento importanza e un inserimento più adeguato al contesto.
Il nuovo basamento è concepito per un’eventuale installazione futura di fari LED al posto dell'attuale impianto dismesso a causa dei continui atti vandalici. Per quanto riguarda la vasca sono stati implementati i sistemi di filtraggio della fontana in modo tale da fermare il più possibile i rifiuti che possono in qualche misura danneggiare le parti impiantistiche.
E’ stato inoltre migliorato il gioco d'acqua attorno al monumento e sono state eseguite tutte le opere necessarie al recupero del bordo vasca in granito rosa, compresa la sigillatura finale di tutti i giunti.
Mitoraj è nato nel 1944 in Polonia. Nel 1968 si è trasferito a Parigi, per continuare i suoi studi artistici. Poco dopo rimase affascinato dall'arte e dalla cultura Latino-Americane e decise di passare un anno dipingendo e viaggiando in Messico. Questa esperienza lo avvicinò alla scultura. Dopo aver lavorato con terracotta e bronzo, a seguito di un viaggio a Carrara nel 1979, decise di passare alla lavorazione del marmo. E’ morto nel 2014.
Zona Musocco - largo Boccioni e il nuovo Centro sportivo
Dopo aver aperto il sottopasso sotto lo svincolo autostradale Certosa, per la Zara-Expo, sono ancora in corso i lavori per la realizzazione del centro sportivo Mario di Marco e il Parcoggiaro, così come il ripristino dei marciapiedi e della viabilità in Largo Boccioni e Via Antonio Aldini. Il nuovo centro sportivo avrà due nuovi campi da calcio sintetici, di cui uno per il calcetto, oltre alle strutture di servizio come le tribune, gli spogliatoi e il bar che possiamo notare nelle foto scattate pochi giorni fa.
Zona Scala - Chiese scomparse: Santa Maria della Scala
Della chiesa di Santa Maria della scala si conserva praticamente solo il nome, ereditato da uno dei più famosi teatri al mondo, la Scala. Qualche dipinto, qualche statua e un coro ligneo, tutti trasferiti nella vicina chiesa di San Fedele.
Fu verso la fine del 1300 che Regina della Scala (della dinastia degli Scaligeri di Verona), moglie di Bernabò Visconti, fece costruire una chiesa con l'intento di riedificare la chiesetta di Santa Veronica, chiesetta antica e oramai in rovina come le case che sorgevano tutt'attorno, le famose "Case Rotte" (il nome di una via lo ricorda ancora) dei Della Torre o Torriani, governanti di Milano sconfitti agli inizi del XIV Secolo dai Visconti e rimaste in rovina come monito per ricordare chi avesse il potere ora nel ducato.
La chiesa venne dedicata all'Assunzione di Maria e consacrata nel 1381, la nuova fondazione fu conosciuta all'inizio col nome di Santa Maria Nuova o in Porta Nuova, con riferimento alla nuova costruzione e all'ubicazione cittadina, oppure Santa Maria 'de Caruptis' o alle Case Rotte, con riferimento invece alle rovine delle case torriane; la denominazione più conosciuta però, e che infine prese il sopravvento, fu quella che si riferì al nome della fondatrice.
Ciò che conosciamo di questa chiesa ci è stato tramandato da alcune descrizioni seicentesche e da varie incisioni del XVIII Secolo, dalle quali risulta che si trattava di uno dei più rappresentativi edifici di stile gotico di Milano. L'interno era scandito da due file di quattro pilastri cilindrici in cotto che separavano le tre navate della Chiesa che, priva di transetto e con semplice copertura a capriate a vista terminava in una lunga abside poligonale. La ricca facciata a capanna, era scandita verticalmente da quattro contrafforti sormontati da pinnacoli, la parte inferiore era rivestita di marmi chiari; mentre la parte superiore era in cotto, come le pareti laterali. Un ampio rosone traforato in marmo bianco sovrastava il portale centrale ad arco a tutto sesto con lunetta scolpita con l'immagine della madonna; sopra il rosone si trovava una bifora sotto ad un arco sopraccigliare, mentre ai lati si aprivano due finestre circolari a cielo, anchesse riccamente traforate. Due ingressi minori che affiancava il portale, sormontati da finestre ad archi acuti, furono probabilmente aperti in epoca successiva. Un alto e snello campanile, con fusto poligonale su base quadrata assai simile a quello di San Gottardo, si innalzava a sinistra del coro. Il sagrato era recintato da un muro con due ingressi, uno sull'odierna piazza e l'altro sull'odierna via Filodrammatici.
Alla morte di Regina, nel 1384, Bernabò eresse Santa Maria della Scala a collegiata di patronato signorile, dotata di una ventina di canonicati per il capitolo maggiore, tutti i membri del quale dovevano essere sacerdoti. Così la chiesa divenuta istituzione signorile, godete della protezione ducale e ricevette numerose donazioni fino al XVI Secolo.
Della decorazione pittorica più antica si conserva un affresco quattrocentesco, raffigurante la Madonna della Scala, oggi nella chiesa di San Fedele.
Non è naturalmente possibile controllare le varie notizie riguardo agli artisti che lavorarono a Santa Maria della Scala; pare che vi si trovassero affreschi di Bramante e del Luini (il Torre).
Frammenti marmorei dei monumenti funebri dei Toscani, di Francesco Orsini e di un anonimo prelato, attribuiti al Bambaja, furono trasferiti in San Fedele dove si conservano tuttora. Alla metà del Cinquecento risalgono gli stalli del coro, intagliati con motivi urbani probabilmente da Anselmo del Conte, anch'essi oggi collocati in San fedele. Qualche frammento marmoreo fu collocato invece nel giardino di casa Gnecchi in via Filodrammatici.
All'inizio del 1700 fu trasformata la zona del coro, così come tutto l'interno della chiesa, che venne rimodernato con rivestimenti di stucchi. Nella stessa occasione furono probabilmente costruite le volte. Venne rifatto l'altare in forme barocche e fu innalzata anche una balaustra in marmo. Fra i dipinti che decoravano la Chiesa sono noti una trasfigurazione, di Bernardino Campi, firmata e datata 1565, ed una deposizione di mano di Simone Peterzano (maestro del Caravaggio), risalente al 1584. Ambedue le opere sono oggi conservate in San Fedele. Sì hanno anche notizie di quadri di Camillo Procaccini e di Paolo Camillo Landriani. Vicino ad uno degli ingressi era affrescata un'Assunzione di mano di Bernardino Lanino già molto rovinata all'inizio del Settecento.
Il prestigio della chiesa della Scala durò ancora per tutta l'epoca sforzesca, fino al ducato di Francesco II nel corso del quale godette di particolare prosperità; morto lui senza discendenti, e pur mantenendo con Carlo V il titolo di "imperiale sacellum", la collegiata non ebbe più il particolare significato politico ed economico di cui godette nei secoli precedenti. Il re di Spagna Filippo IV d'Asburgo nel 1654 la dichiarò sua cappella reale, ma quando il titolo le fu soppresso, nel 1763, il capitolo fu trasferito presso la chiesa gesuita di San Fedele
La demolizione di Santa Maria della Scala fu decretata nel 1776, per far posto al nuovo teatro progettato dal Piermarini in sostituzione di quello distrutto da un incendio che si trovava a Palazzo Reale. Alcune opere, come si è detto, furono salvate e trasferite in San fedele che per l'occasione vista anche la recente soppressione della compagnia di Gesù, fu intitolata Santa Maria della scala presso San fedele.
La chiesa di San Fedele ereditò l'intitolazione di Santa Maria della Scala in San Fedele.
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| Santa Maria della Scala in una stampa del 1700 |
Fu verso la fine del 1300 che Regina della Scala (della dinastia degli Scaligeri di Verona), moglie di Bernabò Visconti, fece costruire una chiesa con l'intento di riedificare la chiesetta di Santa Veronica, chiesetta antica e oramai in rovina come le case che sorgevano tutt'attorno, le famose "Case Rotte" (il nome di una via lo ricorda ancora) dei Della Torre o Torriani, governanti di Milano sconfitti agli inizi del XIV Secolo dai Visconti e rimaste in rovina come monito per ricordare chi avesse il potere ora nel ducato.
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| Zona dell'area di Santa Maria della Scala |
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| Zona dell'area di Santa Maria della Scala |
La chiesa venne dedicata all'Assunzione di Maria e consacrata nel 1381, la nuova fondazione fu conosciuta all'inizio col nome di Santa Maria Nuova o in Porta Nuova, con riferimento alla nuova costruzione e all'ubicazione cittadina, oppure Santa Maria 'de Caruptis' o alle Case Rotte, con riferimento invece alle rovine delle case torriane; la denominazione più conosciuta però, e che infine prese il sopravvento, fu quella che si riferì al nome della fondatrice.
Ciò che conosciamo di questa chiesa ci è stato tramandato da alcune descrizioni seicentesche e da varie incisioni del XVIII Secolo, dalle quali risulta che si trattava di uno dei più rappresentativi edifici di stile gotico di Milano. L'interno era scandito da due file di quattro pilastri cilindrici in cotto che separavano le tre navate della Chiesa che, priva di transetto e con semplice copertura a capriate a vista terminava in una lunga abside poligonale. La ricca facciata a capanna, era scandita verticalmente da quattro contrafforti sormontati da pinnacoli, la parte inferiore era rivestita di marmi chiari; mentre la parte superiore era in cotto, come le pareti laterali. Un ampio rosone traforato in marmo bianco sovrastava il portale centrale ad arco a tutto sesto con lunetta scolpita con l'immagine della madonna; sopra il rosone si trovava una bifora sotto ad un arco sopraccigliare, mentre ai lati si aprivano due finestre circolari a cielo, anchesse riccamente traforate. Due ingressi minori che affiancava il portale, sormontati da finestre ad archi acuti, furono probabilmente aperti in epoca successiva. Un alto e snello campanile, con fusto poligonale su base quadrata assai simile a quello di San Gottardo, si innalzava a sinistra del coro. Il sagrato era recintato da un muro con due ingressi, uno sull'odierna piazza e l'altro sull'odierna via Filodrammatici.
Alla morte di Regina, nel 1384, Bernabò eresse Santa Maria della Scala a collegiata di patronato signorile, dotata di una ventina di canonicati per il capitolo maggiore, tutti i membri del quale dovevano essere sacerdoti. Così la chiesa divenuta istituzione signorile, godete della protezione ducale e ricevette numerose donazioni fino al XVI Secolo.
Della decorazione pittorica più antica si conserva un affresco quattrocentesco, raffigurante la Madonna della Scala, oggi nella chiesa di San Fedele.
Non è naturalmente possibile controllare le varie notizie riguardo agli artisti che lavorarono a Santa Maria della Scala; pare che vi si trovassero affreschi di Bramante e del Luini (il Torre).
Frammenti marmorei dei monumenti funebri dei Toscani, di Francesco Orsini e di un anonimo prelato, attribuiti al Bambaja, furono trasferiti in San Fedele dove si conservano tuttora. Alla metà del Cinquecento risalgono gli stalli del coro, intagliati con motivi urbani probabilmente da Anselmo del Conte, anch'essi oggi collocati in San fedele. Qualche frammento marmoreo fu collocato invece nel giardino di casa Gnecchi in via Filodrammatici.
All'inizio del 1700 fu trasformata la zona del coro, così come tutto l'interno della chiesa, che venne rimodernato con rivestimenti di stucchi. Nella stessa occasione furono probabilmente costruite le volte. Venne rifatto l'altare in forme barocche e fu innalzata anche una balaustra in marmo. Fra i dipinti che decoravano la Chiesa sono noti una trasfigurazione, di Bernardino Campi, firmata e datata 1565, ed una deposizione di mano di Simone Peterzano (maestro del Caravaggio), risalente al 1584. Ambedue le opere sono oggi conservate in San Fedele. Sì hanno anche notizie di quadri di Camillo Procaccini e di Paolo Camillo Landriani. Vicino ad uno degli ingressi era affrescata un'Assunzione di mano di Bernardino Lanino già molto rovinata all'inizio del Settecento.
Il prestigio della chiesa della Scala durò ancora per tutta l'epoca sforzesca, fino al ducato di Francesco II nel corso del quale godette di particolare prosperità; morto lui senza discendenti, e pur mantenendo con Carlo V il titolo di "imperiale sacellum", la collegiata non ebbe più il particolare significato politico ed economico di cui godette nei secoli precedenti. Il re di Spagna Filippo IV d'Asburgo nel 1654 la dichiarò sua cappella reale, ma quando il titolo le fu soppresso, nel 1763, il capitolo fu trasferito presso la chiesa gesuita di San Fedele
La demolizione di Santa Maria della Scala fu decretata nel 1776, per far posto al nuovo teatro progettato dal Piermarini in sostituzione di quello distrutto da un incendio che si trovava a Palazzo Reale. Alcune opere, come si è detto, furono salvate e trasferite in San fedele che per l'occasione vista anche la recente soppressione della compagnia di Gesù, fu intitolata Santa Maria della scala presso San fedele.
La chiesa di San Fedele ereditò l'intitolazione di Santa Maria della Scala in San Fedele.
Qui il bellissimo video realizzato da Andrea Rui da dove sono state prese le immagini realizzate in 3D di Livio Piazza.
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